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ACONCAGUA EXPEDITION 6962mt
19/11/2016
Americhe
Argentina

Erano i primi giorni del novembre dello scorso anno, quando appena atterrato in Patagonia, nel corridoio dell’aeroporto notai una grossa foto dove era raffigurata l’Aconcagua, la montagna più alta del continente americano. I suoi 6962mt la rendono anche la montagna più alta del mondo al di fuori della catena dell’Himalaya, nonchè la seconda 7SUMMIT (le sette montagne più alte di ogni continente) dopo l’Everest.

Accanto a me c’era Nick, il mio attuale compagno di spedizione, i nostri sguardi si incrociarono, non dicemmo nessuna parola, quel semplice gesto bastò per intenderci, il sogno era cominciato.
E’ trascorso appena un anno da quel momento e tra pochi giorni io e Nick saliremo su un aereo che ci porterà in Argentina per concretizzare quel sogno nato un anno fa, scalare l’Aconcagua. Ho trascorso gli ultimi due mesi allenandomi instancabilmente 6 giorni su 7, per oltre tre ore al giorno, senza mai risparmiarmi. Tanti sacrifici, non solo fisici, per arrivare pronto, nel migliore dei modi, ad affrontare col cuore e con la mente questa nuova ed incredibile avventura. L’Aconcagua dal punto di vista tecnico/alpinistico non è molto difficile, eppure la statistica dice che solo il 50% delle persone che tentano la scalata riescono ad arrivare in vetta…perché?
La verità è che osservandola fa paura, grossa, imponente con le sue pareti continuamente sferzate da venti potentissimi. La sfida vera è data dalla grande altezza, dall'aria sottile e rarefatta, dal freddo intenso portato dal “viento blanco” e dalle tempeste improvvise e violente, che possono trasformare l'ascensione in una terribile odissea. Essere in eccellente condizione psicofisica è fondamentale, poi ci vorrà un buon acclimatamento, testa sulle spalle, rispetto e pazienza per aspettare il momento propizio per tentare l'attacco alla vetta, infine tanta, ma tanta SUERTE.

Tenteremo l’ascesa dalla “Via normale” detta anche “Zurbriggen” in omaggio a Matthias Zurbriggen, uno dei componenti la prima cordata di scalatori nel 1897. Lasciato il campo base a quota 4370mt, monteremo diversi campi in completa autonomia, per nostra scelta, senza l’aiuto di nessun portatore, ma solo con le nostre forze.


Arriveremo “al di là delle nuvole” confrontandoci con la natura selvaggia e potente, ma soprattutto con noi stessi. Noi uomini spesso siamo portati a compiere gesti banali, semplici, a volte però, sentiamo (non tutti) il bisogno di mettersi alla prova per ritrovare una strada maestra. Uno dei modi per ritrovarla sono le montagne, il cosi detto mondo verticale, dove non è consentito bluffare, dove ci vuole tanto sacrificio. Sono terre così particolari, che hanno il dono di trasformare la monotonia in gioia, il dolore in piacere. La montagna è vero può essere molto pericolosa e merita tanto rispetto, sa essere violenta, brutale, ma sa anche portare la pace nell’anima come quasi nessun altro luogo sulla terra.
In quest’ultimo periodo mi sono chiesto spesso perché ho scelto di scalare l’Aconcagua, ma chi me lo fa fare! Eppure , la risposta che ho trovato dentro di me è stata sempre la stessa: per sentirmi vivo, perché l’avventura è parte della mia vita. Senza di essa mi sentirei come un marinaio condannato a vivere senza mare.
Un altro motivo forse è anche dettato dalla reazione che spesso ho a seguito di un periodo negativo o di estrema confusione. Reagire alzandosi e combattendo spesso è più difficile che continuare ad abbattersi e vivere nella depressione. Io scelgo sempre la prima soluzione, quella più difficile, ma anche che ti permettere di rinascere. Non ci sono garanzie nella vita, ma se non si agisce non ci sarà mai un risultato e non si otterrà ciò che desideri. Dietro ogni paura, c’è la persona che vogliamo diventare. La paura nasce da noi, non esiste. Siamo noi che l’abbiamo creata e siamo noi che dobbiamo distruggerla. La vera sfida della crescita mentale ed emotiva arriva quando si cade giù e la più grande vittoria è rialzarsi per tornare più forti di prima.
Quando pensi di realizzare un sogno devi prima immaginarlo nella tua mente, viverlo, emozionarti come se già lo stessi vivendo. Solo in questo momento allora sarai pronto per realizzarlo. Che tu ci creda o no l’immaginazione ti darà la visione di ciò che sarà.

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