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GIORDANIA (II PARTE)
08/05/2015
Asia
Giordania

La riserva di Dana, il Mar Morto ed Amman

Lasciare il deserto del Wadi rum mi lascia un po' di tristezza: i silenzi, gli immensi spazi e la terra straordinariamente rossa, come anche l'incontro con i beduini, fieri ed orgogliosi custodi di questo splendido deserto, sono cose che non si dimenticano facilmente. Ma il viaggio continua ed il bus mi porta a nord verso la riserva naturale di Dana che, con i suoi 320 kmq di paesaggi meravigliosi, è il parco naturale più grande della Giordania. E' già buio quando arrivo nel pittoresco villaggio, un gruppo di poche case in pietra, arroccato su un precipizio da cui la luce della luna lascia intravedere un paesaggio mozzafiato. Mi sistemo in un piccolo hotel e dopo cena mi fermo a fumare la shisha e danzare con gli altri commensali nella sala comune. Fa freddo e nonostante le abbondanti coperte non dormo bene, mi sveglio presto e dopo una buona colazione sono al centro visitatori del parco: una grande vallata che da 1500 mt di altezza scende fino a 50 mt sotto il livello del mare. La riserva di Dana corre lungo la Rift Valley attraverso una serie di profonde gole che, circondate da una bella vegetazione, terminano in una valle simile ad un ampio canyon. La vista è mozzafiato, potrei restare decine di minuti a guardare lo spettacolo di Madre Natura, ma la curiosità di cominciare il facile trekking è tanta. Il percorso è divertente e gli scenari meritano diverse pause, incontro pastori e greggi di pecore, intorno a me osservo pitture rupestri e rocce che creano giochi particolari di colori.

 

La visita dura qualche ora e al termine il mio autobus mi porta alla prossima meta, la città di Madaba. Lungo il tragitto faccio una piccola sosta al castello crociato di Karak, bello ma poco curato, è un esempio di architettura crociata con un miscuglio di stili: europeo, bizantino e arabo. Arrivo a Madaba in serata, la città, poco distante da Amman, è molto carina, imperdibile è la chiesa di San Giorgio. Mi sveglio presto ed il mio tour giornaliero comincia proprio dalla chiesa di San Giorgio dove ho ammirato la famosa mappa della Palestina, mosaico risalente alla seconda metà del VI secolo d.C. Proseguo verso il Monte Nebo, un'altura di circa 800 mt, dove si narra che Dio si rivelò a Mosè per fargli vedere la Terra Promessa, da qui nelle giornate limpide si riesce anche a vedere Gerusalemme. Il sito a mio modo di vedere non è niente di particolare, ma vale la pena andarci per assaporare l’atmosfera biblica che pervade quest'area. Qui si può ammirare il memoriale di Mosè e una basilica bizantina con due cappelle ed uno splendido mosaico. A protezione delle rovine delle chiese i francescani della Custodia della Terrasanta hanno eretto un'altra chiesa con una stupenda scultura, opera di un artista italiano, che riproduce il bastone di Mosè trasformatosi in serpente. Proseguo il tour ed arrivo a Betania, dove Giovanni Battista battezzò Gesù sulle sponde del fiume Giordano. Lascio la mente vagare ed immagino come doveva essere il luogo 2000 anni fa, il senso di mistero, preghiera e raccoglimento che si respirano in questo posto sono davvero magici. Sulla sponda israeliana del fiume (più costruita di quella giordana) molti fedeli vestiti solo di una tunica bianca si immergono completamente nelle acque del fiume, l'atmosfera di devozione è forte e per apprezzarla appieno mi concedo alcuni minuti in estrema solitudine.

 

Sono quasi alla fine del viaggio e lungo la strada verso il Mar Morto noto un campo profughi, chiedo all'autista di fermare l'autobus. Scendo. Arrivano di corsa verso di me; sono dei bimbi vestiti con pezze, qualcuno a piedi nudi, sporchi. Per terra c'è di tutto: pietre, ferro arrugginito, escrementi vari, ma loro corrono sorridenti. Si fermano accanto a me e quel sorriso diventa contagioso, non mi chiedono soldi, sono solo curiosi. Einsten diceva: "Non esistono grandi scoperte né reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice". La cosa assurda infatti è proprio questa, che loro si divertono, sorridono e giocano con quel niente che hanno, sono felici perchè sono bambini, perche sono senza malizia, senza cattiveria. Quanto insegnano i bambini! Purtroppo con me non ho regali, nè quaderni nè penne, vorrei lasciare dei soldi, ma non vedo nessun adulto, io per scelta non dò mai soldi ai bambini.

L'autobus mi reclama, devo andare, i bimbi mi guardano e sempre con lo stesso sorriso, mi salutano a braccia aperte. La strada ora costeggia il Mar Morto, ne percepisco subito la vastità, le saline ed il deserto fanno da cornice. Questo immenso lago salato è destinato a scomparire nei prossimi 50 anni, perché evapora naturalmente e perché viene estratto molto sale. Il Governo Giordano sta studiando dei modi per non farlo davvero morire, uno di questi è un condotto che farà arrivare l’acqua direttamente dal Mar Rosso, ma chissà se riusciranno, speriamo. All’ingresso della zona c’è un cartello che indica: "Sei nel luogo più basso della terra, 400 mt sotto il livello del mare". Fa uno strano effetto. Il Mar Morto è immenso, immobile, sull’altro lato si scorgono le luci di Gerusalemme, il clima è caldo ma piacevole a causa della sua salinità, 10 volte superiore a quella degli altri mari. Si sta a galla senza alcuna fatica, in compenso è difficile nuotare, inoltre guai a bere, la salinità è spaventosa. Cala il sole e l'aria diventa sempre più fresca, fuori ad aspettarmi il solito autobus che sta per riportarmi nella capitale Amman. Adesso il viaggio è davvero quasi finito, decido di dedicare l'ultimo giorno alla visita di Umn Qais, sito archeologico situato all'estremo nord della Giordania ai confini con la Siria. Dall'alto delle rovine si intravede Nazareth, il luogo d'infanzia di Cristo, lascio la mente vagare ad epoche passate. La visita dura poco e sulla strada di ritorno verso Amman incrocio un altro sito archeologico, l'antica Jerash, ma ho poco tempo per visitarla e preferisco rientrare in città. Amman è bella, bellissima, a me è piaciuta tanto, forse perché ho un debole per le capitali incasinate, forse perché la sua conformazione geografica, con continui saliscendi, la rende intrigante, oppure semplicemente per la sua colorata gente. La città, per volere del re Hussein, ha quasi tutti gli edifici pubblici e privati rivestititi da una particolare pietra locale bianca che le fornisce caratteristica di purezza. Il Teatro Romano è il cuore della città, da lì ho cominciato la mia visita e dopo essermi perso nel suo mercato ho iniziato a camminare tra i suoi vicoli che magicamente mi portano alla Citadel, la città vecchia, che preserva resti romani, bizantini ed islamici. E' buio quando ci arrivo ed il panorama, colorato da molteplici luci, mi fa pensare ad un presepe vivente. E' l'ultima serata, di questo piccolo ma intenso viaggio, ceno in un luogo storico della città, il ristorante Hashem. Arriva il conto della cena, due euro. Sorrido e penso che domani sera sarò in Italia.

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